“Tutti, tutti dormono, dormono, dormono sulla collina”
Quando la poesia sopravvive alla morte: cimiteri e versi nella storia della Letteratura occidentale.
Cosa accomuna i versi di una poesia alla desolazione di una tomba? Forse, come già avevano intuito gli antichi, molto più di quanto l’apparenza possa suggerire.
Dalle antiche epigrafi dei Greci e dei Romani, passando attraverso la tradizione romantica della poesia sepolcrale (Thomas Gray e Edward Young), fino alle variazioni moderne sul tema (Edgar Lee Masters, Edag Allan Poe e Ugo Foscolo) la suggestiva commistione tra tombe e versi si è sviluppata nel tempo in forme sempre più elaborate e complesse, arrivando così a riflettere in modo originale sul rapporto tra vita e morte, commemorando i defunti e meditando intimamente sul significato della morte stessa.
La poesia, attraverso secoli e autori diversi nel tempo e nello spazio, ha saputo trasformare il luogo del lutto in luogo di ricordo, celebrazione della natura e riflessione sul destino umano; la paura della morte è diventata dunque il sogno dell’eternità.